L'istruttore di volo

L'OPERA:

Lucrezia è una donna che affronta la vita con furbizia e senza ideologia. Per mano tiene Max, il figlio dai molti problemi psichici, che immagina e vive le sue devianze con Lawrence d'Arabia. Ecco i mostri dell'infanzia: il collegio, il dopoguerra. Sono di Max o dell'autore? Andorno si mette dinanzi ad uno specchio con gli attori del romanzo e insinua il dubbio: di chi sono le immagini riflesse? Il libro è feroce, grottesco: un flusso impetuoso di memoria genovese. Ogni tanto salta un tombino e schizzano eventi animati dalla gente dei caruggi e da fantasmi. L'autore è lì, paziente, pronto a raccogliere questi avanzi. Ed offre nobiltà ai mugugni, alle fobie, agli incubi che altrimenti non avrebbero palestra. Razzolando nella spazzatura e nell'osceno si può fare poesia? Questo l'impegno.

Prof. Armando Fossati.

Recensione - Redazione - Mar, 11/10/2011

Genova come Lucrezia: bella e dimenticata

«L'istruttore di volo» si legge tutto d'un fiato, certi fin dalle prime righe del fallimento di Lucrezia, la bella e scaltra protagonista, in perenne lotta con il destino che la vita le ha affibbiato: la bellezza è il suo unico tesoro e la sua discutibile esistenza scivola via giorno dopo giorno, impotente e acrimoniosa, cercando il benessere che le spetta di diritto.

Quella di Lucrezia è una vita senza incanti o fronzoli, con l'unico obiettivo di non perdere i tanti «benefattori» che fanno di lei una donna dalla vita agiata, un'artista perfino, senza l'incubo di essere bollata una volta per tutte come prostituta. Si concede un unico, intenso piacere Lucrezia: è Lorenzo, poeta, soldato, amante e truffatore. Dal loro amore nascerà Max, benedetto da una dotta follia, e incatenato a un mondo di sogni e visioni malefiche eppure chiarissime: ha il sapore di un'operetta questo libro coraggioso e pieno di umorismo, che non giudica e neppure punta il dito, ma racconta le cose per quello che sono.Eppure non può non piacere Lucrezia, malgrado le sue scelte non siano sempre condivisibili: attraverso i suoi occhi Gianfranco Andorno descrive un'Italia misera e vigliacca, che confonde la resistenza con gli interessi particolari, la ricostruzione con il lucro sui mostri di cemento e rinnega il buon senso in nome di una giustizia fantasiosa quanto parziale.Attraverso i suoi personaggi Andorno denuncia le contraddizioni e la miseria di una Genova sempre più abbandonata e dimenticata, negli anni ostaggio di nuovi mali, dove le vittime diventano carnefici e viceversa. Non è possibile schierarsi da una parte o dall'altra: il realismo del libro è tale per cui si possono avere simpatie ora per questa ora per l'altra parte, ma soprattutto ci invita a riflettere in ultima analisi circa le responsabilità che quotidianamente noi stessi cerchiamo di dimenticare o tralasciare, contribuendo in sostanza al decadimento generale Omicida, pazzo, incontenibile e spaventosamente lucido: sullo sfondo del porto degli anni Cinquanta e Sessanta Max analizza e mette in discussione i movimenti politici che si contendono le nuove classi operaie e artigiane, mettendone in evidenza le incongruenze e le contraddizioni. Smaschera e combatte a suo modo le ignominie della società in cui vive, ne studia lo sviluppo e ne riconosce la direzione: Max intuisce il profondo cambiamento politico e sociale a cui sta andando incontro l'Italia, lo celebra e lo reprime, lo combatte e se ne bea. Max è un matto che vive di devianze sessuali e psicologiche, eppure proprio quando sembra più fragile e indifeso, con calcolata cattiveria e ferocia colpisce chi gli è vicino. Questo libro lascia un sapore amaro in bocca, spaventa, e al contempo fa ridere: «L'istruttore di volo», edito da Liberi di scrivere, è il terzo romanzo di Gianfranco Andorno, che ha pubblicato nel 2006 «Le stagioni dell'Inganno», Artemis Ed, premiato a Firenze con il fiorino d'oro, e «Il pesto e il basilisco» nel 2007 per De Ferrari Editore.

Paolo Mantioni (Critica Letteraria) - risposta Armando Fossati.

Egregio Signore,
Per conto di Critica Letteraria, della quale Lei ha chiesto un giudizio sulla sua opera, ho letto il suo romanzo L'istruttore di volo e devo comunicarLe, a malincuore, che non ne proporrò la recensione, perché sarebbe per la gran parte negativa. Dico a malincuore perché sul piano espressivo il suo libro è quanto di più originale mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi - e l'originalità espressiva è, secondo me, una delle qualità decisive nei testi letterari. La sua scrittura può essere paragonata ad un gorgoglio ribollente che sembra nascere dall'interno della materia narrata, offerta al lettore senza che l'autore la indirizzi, la orienti o la raffreddi e senza depurarlo dalle incongruenze, dalle casualità o dalle incomprensibilità. Un modo molto efficace per offrire un punto di vista diverso, alternativo alla comune titritera o alla pomposa analisi storica o sociologica, epperò la qualità di questa forma espressiva contiene in sé anche il germe della sua distruzione: l'incapacità o la non volontà di costruire un senso (o, che sarebbe lo stesso, un non-senso), di indurre il lettore per proprio conto all'astrazione, alla visione complessiva. A mio parere, per far questo il lettore dovrebbe poter identificarsi con un punto di vista, sviluppare un fenomeno di empatia che l'estrema implausibilità dei personaggi principali rende impraticabile. Si tratta di un giudizio del tutto personale, ma io non sono riuscito a scorgere un senso, un significato dalla sua opera.
Cordiali saluti
Paolo Mantioni


Ecco subito la difesa contro il critico!!
Probabilmente il critico si è fermato alla prima lettura, cioè alla prima impressione. Anch'io all'inizio avevo faticato a coglierne il senso. Però bisogna leggerlo più volte. Bisogna cercare un significato. C'è una visione pessimistica del mondo, ma non è un romanzo senza senso. Mi pare che, sul giudizio del critico, abbia avuto un peso eccessivo il criterio moralistico, che ha finito per annullare ogni altra possibilità interpretativa. O forse, visto l'impatto negativo che il romanzo potrebbe avere sul lettore ad un primo contatto (ossia considerato come lettura "estiva"), il critico non avrà ravvisato nel romanzo una possibilità di successo di vendita. Mi fa piacere che tu voglia continuare.

ArmandoFossati.