Il ritorno

04.07.2018

A sun propi mat sti fieuj!
Ho chiesto di tornare al paese,
dopo il bacio della balenga.
E mi portano a spasso,
in tondo all'aia della cascina
con il furgone
oscurato e moccolato.
Gira una vira, gira una vira.
I compaesani a berboté, a segnarsi:
"un incantésim! un dèmoni!"
Mi trascinano, toro matato,
per la vuelta de Honor.
Ma che ho fatto?
M'impasto alla pàuta al pacciame,
è la mia terra
il mio giaciglio la mia coperta
il mio sudario.
E ricordo ricordo i tendoni al santo.
A perdifiato il clarinetto,
tutti a dansè polche e mazurke.
La festa di leva, i coscritti col foulard:
gira una vira gira una vira.
Il mosto,
moccico sanguigno e melasso,
gorgoglia gorgheggia nei tini zolfati.
Le pannocchie di melia
scagliate alla luna ballanzona,
fumeggiata.
Ma qualcuno, vestì ben,
le tomaie lucenti ai piedi:
"la città... la città," a magnifichè.
Dulcamara.
E così anduma anduma...
e la marina e le bagasce,
la tramontana e i mal di testa.
Ma non c'è la gragnola appostata
a predare grappoli e maturo.
Uuhh la cuccagna!
Anche se, al fischio del cantiere,
tutti perquisiti come ladri.
Non più signorsì alla vanga,
solo inchini al padrone
dio sconosciuto.
E i cittadini ai migranti:
"questi mandrogni con i polli, il panierino,
ci portan via i posti di lavoro."
Una rissa tra servi:
"non siamo re ma poveri pedoni!"
l'accorata difesa.
La scrivania il premio, ma senza panorama,
tutti inferrati, eroi mancati.
La bagna cauda officiata,
per un rituale d'emozioni antiche,
afone e strozzate.
Ecco, son tornato. Pinot Toni dove siete?
Da bun, da bun:
sono Carlin del matun.
Ah già in paradis con i trator sbirocciati.
E Mirin dov'è?
Senti come boccia, alla svelta.
E' un dotor di gran valore:
ha curato il fià curt al poeta.
Il poeta degli euj robé,
della terra con il baticheur
e del vissi assurd.
Mirin:
un'anguila nel cupè de l'alfa
a brusé, spedì spedì,
la lontanansa da la riva del mar.
O Mama, Madòna de la fiòca,
son qui per rimanere.
Ma cos'è quello? Il cassonetto degli sfalci?
Ghigno. Non si può anfilé ant la rumenta
tutta la campagna!
(Mio padre Carlo quando è mancato a Genova è stato portato
al suo paese, Villafranca d'Asti. E con il furgone gli hanno fatto
fare un giro nell'aia della sua casa natale. Mirin, medico condotto,
mi raccontava di aver curato Cesare Pavese per l'asma.)