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mercoledì 12 dicembre 2007 alle 15.29
 
Gentilissimo Signor Andorno, desidero ringraziarLa sentitamente per l’invio del graditissimo libro (Le stagioni dell’inganno) e delle interessante fotocopie relative al drammatico ripiegamento in terra russa da parte del 5° Reggimento alpini.
Il documento storico è molto interessante: grazie di cuore.
Tutta la documentazione acquisita sarà utile per la stesura del libro che dedicherò alla storia di tutte le unità costituite in ambito truppe alpine, dalla Compagnia-Batteria sino al Corpo d’Armata. Il lavoro, che mi porterà tanto tempo, sarà sicuramente utile per tutti gli appassionati della storia delle "penne nere". Sarà mia cura, a pubblicazione ultimata, inviarLe una copia in omaggio.
Cordiali saluti

1° Maresciallo Luogotenente Mario Rizza
 
  Mario Rizza  

martedì 4 dicembre 2007 alle 16.40
 
Un piacere aver trovato questo sito e curiosa di leggere il libro.
Rossana
 
  Rossana Carturan  |  email  |    Latina  Italia  |  homepage  

venerdì 6 luglio 2007 alle 09.20
 
Valutazione critica di Tommaso Schivo. Di fronte al volume di narrativa di G. Andorno si resta inizialmente perplessi, incerti, come spesso accade dinanzi ai libri che ci capita di leggere. Inizia in sordina, come un romanzo consueto di amicizia o d’amore, senza particolare intensità, senza una specifica attrazione, pur mostrando qua e là, sin dalle prime pagine, narrazioni precise, acute e, talvolta, persino allettanti…… (VEDERE RECENSIONI)
 
  Prof. Tommaso Schivo.  

lunedì 2 luglio 2007 alle 23.17
 
caro Gianfranco è stato un vero piacere leggere il tuo libro; rapperesenta una testimonianza preziosa della nostra storia, un alternarsi continuo fra l’antica nostalgia dei primi amori, dell’amicizia sana e ingenua generata fra le pietre odorose di salsedine arse dal sole ligure, delle immagini di una città ancora percepibile fra gli scempi edilizi contemporanei, e gli sconvolgenti eventi bellici che hanno provocato tanta sofferenza e che continuano a vivere nella memoria della nostra precarietà quotidiana.
Ogni frammento di parola evoca ricchezza di linguaggio e grande sensibilità.
Grazie per questa nostra nuova amicizia, insieme a te, a voi, continuerò ancora a credere che si può sperare in un mondo migliore!
A presto
 
  ester quadri  |    Genova  Italia  

sabato 3 marzo 2007 alle 15.53
 
Leggere "Le stagioni dell’inganno" di Gianfranco Andorno vuol dire non solo percorrere un viaggio a ritroso di 60/70 anni, ma riaccostarsi all’illustre generazione di narratori italiani che, dal secondo dopoguerra per vent’anni circa, ha costituito la prima testimonianza letteraria neorealista sui fatti narrati dopo l’8 settembre. L’asciuttezza del narrare e dello stille (simili al paesaggio ligure della costa o dell’entroterra in cui il romanzo si snoda) non elidono fatti scabrosi o dialoghi la cui crudezza è propria della prosaicità della situazione o dei personaggi. Le vicende storiche, si annodano con quelle personali dei protagonisti in un tessuto ove trama e ordito non sono più divisibili. Un libro breve, ma intenso, un’opera prima che continua a narrare anche quando la parola è ferma e che riecheggia a tratti "Una questione privata" di Beppe Fenoglio per l’intreccio, e il primissimo Calvino del "Sentiero dei nidi di ragno" per il verismo del lessico.
 
  Paolo Paolini  |    Genova  Italia  

martedì 6 febbraio 2007 alle 15.36
 
…… direi che è possibile scindere l’opera in due parti molto diverse tra loro sia come costruzione narrativa sia come emozione. L’inizio è senza ombra di dubbio molto avvolgente, ammiccante, le frasi si incatenano l’una all’altra obbligandoti a indugiare nella lettura, portandoti in una sorta di gorgo dal quale difficilmente si riesce ad emergere. In cambio emozioni forti, taglienti e decise ti vengono schizzate addosso e non puoi far altro che lasciarti sorprendere come da un’onda su una scogliera. La forza della sua scrittura va di pari passo a quella degli elementi che descrive e ai sentimenti narrati. Ruvido forse quando parla dei rapporti umani, disincantato, crudele e alle volte distante. Quando si avvicina troppo all’intimità di un personaggio fa una brusca virata. Voluta o no? E si allontana di nuovo, ecco che il paesaggio e le circostanze parlano per loro e l’immaginario soggettivo fa da ponte tra una sezione e l’altra del libro. La fine giunge fin troppo rapida lasciata andare per forza d’inerzia ed è un peccato, si rimane con la sete…ma forse è un bene…
 
  Elena Torre  |    Viareggio  Italia  

lunedì 15 gennaio 2007 alle 11.34
 
ho letto con vero interesse il suo libro e, oltre che ringraziarla per l’omaggio, volevo davvero farle vivissimi complimenti. Sia mia moglie che io abbiamo trovato il libro intenso, ricco di emozioni e di grandi capacità evocative,con un uso del linguaggio di abilità quasi grafica. Spero di avere presto l’occasione di incontrarla. Cordialità.
 
  G.C.  |    Roma  Italia  

lunedì 30 ottobre 2006 alle 23.16
 
Caro Gian, mercoledi farò il possibile per venire alla Berio ma, credimi, lo farò proprio per non deluderti e collaborare con un simpatico amico. Non riesco a leggere il tuo libro non per come è scritto (devo anzi dirti che da quel poco mi sembra letterariamente d'un certo valore) ma per il terribile argomento di cui tratta. Io non riesco a superare il dolore che le tue pagine mi danno e questa può essere una dimostrazione indiretta della qualità del tuo lavoro e non lo dico per farti piacere. Tu sai che sono un mezzo marziano e mi dovrai scusare. Avremo modo di parlarne. Cari saluti
 
  Lino Cavanna  |    Genova  Italia  

mercoledì 1 marzo 2006 alle 23.15
 
...Ho letto questa amara narrazione con attenzione e sempre maggiore coinvolgimento emotivo...Sono lettrice appassionata di romanzi di argomento storico, pertanto il suo libro mi ha particolarmente interessato. Le scrivo per esprimerle il più vivoapprezzamento per una storia che è nello stesso tempo spietata e bellissima nella sua tragica verità. Di realismo si tratta -infatti - senza enfasi e senza retorica. Lo stile asciutto e nervoso, a momenti ermetico, ben si attaglia alla crudezza della storia, che non è soltanto la storia beffarda vissuta dai protegonisti nella disperazione totale della guerra, ma è la Storia -purtroppo - con la "S" maiuscola. Le faccio i migliori complimenti e le auguro che questa sua opera possa avere tutti i consensi ed i riscontri che merita.
 
  Donatella Zanello  |    Lerici  Italia  

martedì 21 febbraio 2006 alle 23.13
 
Una piacevole sorpresa!Il ritmo narrativo incalzante,il linguaggio forbito e nello stesso tempo incisivo e realistico, coinvolgono il lettore negli avvenimenti, seppur lontani, in prima persona. Particolarmente indicato per un eventuale progetto da realizzare in campo cinematograficoo televisivo.
 
  Claudio Vassallo  |    Genova  Italia  



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