L'OPERA: Rodolfo, Tommaso e Laura, tre amici che vivono la loro giovinezza nei bagni di Vernazzola. È la fine degli anni '30 e la guerra, causa le sfrenate ambizioni mussoliniane, incombe. Le loro strade si dividono. Rodolfo e Laura, amanti, si rivedranno solo dopo il ritorno di lui dalla Russia, devastato nel corpo e nello spirito. Da qui, dall'apatia del reduce, una supina adesione alla Repubblica Sociale che lo porta all'arresto e alla detenzione nel campo partigiano di Rovegno comandato, a sorpresa, proprio da Tommaso. Nel tentativo di liberare Rodolfo, Laura si concede a Tommaso. Crede che sia solo per questo, ma forse la passione che scaturisce da quei convegni non è del tutto simulata. E quando alla fine Rodolfo, che sta per essere liberato, si uccide, sarebbe difficile stabilire chi ha pagato di più.
Quali sono Le stagioni dell'inganno? Sono quelle che spingono il giovane Rodolfo, genovese di Vernazzola, ad arruolarsi e combattere sul fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale?
O quelle che, dopo il ritorno in patria, lo spingono a legare i suoi destini a quelli scricchiolanti della RSI? O sono forse quelle dell'amico fraterno Tommaso, partigiano e comandante del campo di Rovegno, anche lui sedotto dal potere che la vittoria della primavera '45 comporta? O, ancora, le illusioni un po' ammuffite dei reduci repubblichini che, ogni anno, da allora si riuniscono a Rovegno?
Forse, suggerisce l'autore, sono tutte stagioni dell'inganno, nel senso che questi eventi della Grande Storia travolgono come uragani le vite e le speranze, le aspirazioni e le coscienze degli individui, precipitati in situazioni dove è pressoché impossibile restare fedeli a se stessi. Troppo forte è la corrente.
E, alla fine, in un epilogo appositamente intitolato Contromano, Gianfranco Andorno si concede anche la civetteria di confutare ciò che ha scritto, domandandosi (e domandandoci) se la vita è poi così attendibile o se forse vittime e carnefici, eroismo e infamia non coesistano negli stessi corpi. Un libro, insomma, che rischia coraggiosamente di scontentare tutti perché insidia le nostre certezze |